• Centenario del Volo su Vienna

    Centenario del Volo su Vienna

Cent’anni fa l’inimitabile Volo su Vienna di Gabriele d’Annunzio: un volo di pace in tempo di guerra, un “bombardamento” di parole!
Un volo di mille chilometri ideato e realizzato al Castello di San Pelagio: il luogo segreto, mistico e ardente amato dal Vate.

Appuntamenti a cura del Castello di San Pelagio in collaborazione con Associazione Volo d’Icaro nel centenario del Volo su Vienna di Gabriele d’Annunzio

Venerdì di Giugno, Luglio e Settembre – ore 20.30

Venerdì di Giugno, Luglio e Settembre – ore 20.30

Apertura notturna del Museo del Volo 2.0 con visite guidate multimediali “Speciale Centenario” Active game “I Giardini del Vate”.
Giovedì 2 Agosto – ore 17.30

Giovedì 2 Agosto – ore 17.30

Visita guidata multimediale al Museo del Volo 2.0 con un ricordo del 1° tentativo del Volo su Vienna. Aperitivo dannunziano.
Mercoledì 8 Agosto – ore 17.30

Mercoledì 8 Agosto – ore 17.30

Visita guidata multimediale al Museo del Volo 2.0 con un ricordo del 2° tentativo del Volo su Vienna. Aperitivo dannunziano.
Giovedì 9 Agosto – ore 20.30 SU PRENOTAZIONE

Giovedì 9 Agosto – ore 20.30
SU PRENOTAZIONE

Inizio serata ore 19:30 – Sorvolo degli aerei storici del Comandante Zanardo con fumogeni tricolori.
Presentazione del libro “D’Annunzio e il Campo di Volo di San Pelagio”. Rievocazione del Volo su Vienna di Gabriele d’Annunzio con voci e melodie nella notte.
Presentazione del libro “D’Annunzio e il Campo di Volo di San Pelagio”.
Presentazione degli arredi dannunziani provenienti dalla Casetta Rossa di Venezia.
(Prestito fam. Avv. Napolitano)
Drunch dannunziano.

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Appuntamenti a cura del comitato Grande Guerra – Celebrazioni del Centenario

Martedì 7 agosto 2018 - ore 21:30

Martedì 7 agosto 2018 - ore 21:30

Euganea Film Festival
GIOVANI AQUILE
Film di Tony Bill, con James Franco, Jean Reno, Martin Henderson (USA, 2006, 140 min.)
Mercoledì 8 agosto 2018 - ore 21:15

Mercoledì 8 agosto 2018 - ore 21:15

Ester Viviani Ensambe
SE NON PARTISSI ANCH’IO: VOCI E MEMORIE PER LA GRANDE GUERRA
Ester Viviani – voce
Filippo Albertin – pianoforte
Paolo Giaretta – voce narrante
  • L’IMPRESA

    L’IMPRESA

L’idea del Volo su Vienna era coltivata da Gabriele d’Annunzio da tempo, sin dall’ottobre del 1915, quando, dopo un volo su Trento, riportò su una cartolina il famoso motto: “Donec ad metam: Vienna”. Il progetto parve concretarsi verso la fine di agosto del 1917 e si sarebbe dovuto realizzare con l’utilizzo dei bombardieri Caproni. Vennero svolti anche dei voli sperimentali per testare la tenuta tecnica dei velivoli. Varie ragioni, sia di natura tecnica, sia di natura politico-diplomatica, differirono però la concretizzazione dell’iniziativa. L’idea del Volo su Vienna si era venuta rafforzando in D’Annunzio anche in conseguenza dei drammatici bombardamenti austriaci su alcune città del Nord Est: Venezia, Padova, Treviso, Vicenza. Dapprima, infatti, il volo sulla capitale dell’impero Austro-Ungarico venne pensato da D’Annunzio come una specifica azione militare: si trattava di sganciare su Vienna le famose 10 tonnellate di bombe. Come il Vate scrisse, nel giugno del 1916, nella “Licenza” a “Leda senza cigno”: “Si sogna e si disegna un velivolo di forza triplice, robusto e rapido, armato a prua e a poppa: una squadriglia formidabile capace di gettare su Schoenbrunn diecimila chilogrammi di tritolo”.
Dopo alterne vicende e il fallimento di alcuni tentativi (il 2 e l’8 agosto), finalmente alle 5,15 della mattina del 9 agosto 1918 la Squadriglia composta da 11 SVA si alzò dal Campo di San Pelagio con l’obiettivo di volare sopra la città di Vienna. L’ordine di operazione n. 69, fatto pervenire il 29 luglio 1918 al comando della Squadriglia, definiva tempi, modalità e rotta del volo, compresa la velocità di crociera di 160 Km orari. Veniva disposto il “divieto d’impegnare combattimenti con gli aerei nemici, avvalendosi dell’eccesso di velocità di cui disponevano gli aerei”. Infine, a connotare l’alto valore simbolico del Volo si prescriveva che l’iniziativa avrebbe avuto “carattere strettamente politico e dimostrativo. E’ quindi vietato – veniva precisato – di recare qualsiasi offesa alla Città”.
Poco dopo il decollo due SVA, quelli dei piloti Vincenzo Contratti e di Francesco Ferrarin, sarebbero rientrati al campo di San Pelagio per motivi tecnici. Parimenti andava distrutto il mezzo del capitano Masprone che era costretto ad un atterraggio di emergenza, riportando una ferita mandibolare. Gli altri 8 SVA avrebbero continuato, in formazione di diamante il loro volo. Alla testa della formazione lo SVA, adattato come biposto, con D’Annunzio e pilotato dal tenente Palli.
In prossimità del campo di volo di Wiener Neustadt entrò in avaria il velivolo di Sarti, che fu costretto ad atterrare e distrusse poi l’aereo. Si trattava della famosa “ottava stella” di cui poi scrisse il Vate.
Alle 9,15 della mattina del 9 agosto, la squadriglia di 7 aerei arrivò in formazione sui cieli di Vienna. Le foto scattate dai protagonisti ci raccontano di una Città del tutto inerme, impreparata ad un possibile attacco. Iniziò poi il lancio dei volantini che planarono tra Santo Stefano e il Graben. In basso i viennesi, prevalentemente, donne e anziani, erano indaffarati nella loro vita quotidiana. Si percepiva comunque un certo traffico e persino l’esistenza di code.

Sul vento la vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell’arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremo osare e fare quando vorremo, nell’ora che sceglieremo.
Il rombo della giovine ala italiana non somiglia quello del bronzo funebre nel cielo mattutino.
Tuttavia la lieta audacia sorprende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o viennesi.
Viva l’Italia!

Gabriele d’Annunzio
Alle 12,36, dopo aver seguito, per ragioni di sicurezza, una rotta diversa da quella dell’andata, i sette dell’impresa tornavano a volare sul cielo di San Pelagio, dove atterravano accolti da una folla di soldati, tecnici e di giornalisti italiani e stranieri. Grande fu il riscontro sulla stampa internazionale, anche quella di lingua tedesca: il Volo su Vienna usciva dalla storia e entrava nel mito, nella leggenda.

  • IL LUOGO

    IL LUOGO

Il campo di volo di San Pelagio viene costituito nel 1917 dopo la disfatta di Caporetto. Il piccolo campo viene scelto perché vicino alle linee nemiche. La parte frontale era occupata da un antico Castello di proprietà dei conti Zaborra dove risiedevano i comandi delle squadriglie, gli alloggi degli ufficiali, l’infermeria, il comando di gruppo, il laboratorio fotografico. Prima di arrivare al prato, si passava dinanzi ad un laghetto uso peschiera, al suo fianco una collinetta artificiale, ricca di piante; agli altri tre lati del campo alberi e alberi. Gli hangars erano stati costruiti alle due estremità presso il fabbricato. Ci voleva un perizia non comune ad atterrare in quello spazio di terra così limitato che offriva pericoli da tutte le parti. Eppure quale e quanta attività si svolgeva in quel minuscolo campo da dove normalmente partivano sia per azioni diurne e notturne non meno di dieci bombardieri Caproni! Da San Pelagio partì il poderoso gruppo di bombardieri Caproni che bombardò Pola di giorno; sullo stesso campo fu dislocata la 87° Squadriglia “La Serenissima” con i biplani Ansaldo S.V.A. 5 che al comando di Gabriele d’Annunzio il 9 agosto 1918 parteciparono al magnifico raid di Vienna con il lancio di volantini.

… Lungo la strada che da Padova porta ai Colli Euganei, e che quasi rasenta il nostro covo di San Pelagio, passa quasi tutti i giorni un’automobile grigia che porta il Re, in visita di ispezione alle truppe operanti, alle trincee di prima linea… Una mattina l’automobile grigia si è arrestata presso il nostro hangar, al nostro arrivo precipitoso ha sorriso con benevolenza. Sapeva di una nostra fatica della vigilia, di un’altra che avremmo dovuto compiere nelle ore meridiane. “In ogni caso è colpa mia che non mi son fatto annunciare! Ma faccio sempre così”. Il Re se ne è andato dopo qualche minuto con un parola di encomio e di augurio per ciascuno di noi…

Piero Ferretti

LA  SQUADRIGLIA

LA SQUADRIGLIA

Nasce al comando del Capitano Alberto Masprone che dispone di altri 8 piloti tra cui i Tenenti Aldo Finzi ed Antonio Locatelli. Volano su aerei S.V.A. 5 dalla base di San Pelagio.
Il 21 febbraio 1918 si sposta all’Aeroporto di Brescia-Ghedi eccetto per operazioni di bombardamento. Il 20 maggio 1918 torna a San Pelagio ed alla fine del mese arrivano anche i Tenenti Ludovico Censi e Piero Massoni.
Il 17 luglio 1918 3 SVA tra cui il Sergente Gino Allegri bombardano Pola con 20 Caproni.
Alla fine di giugno il Generale Luigi Bongiovanni, Comandante Superiore d’Aeronautica, autorizza la preparazione per un volo su Vienna con 14 aerei compresa la creazione di un biposto per Gabriele d’Annunzio pilotato da Cap. Natale Palli. Il 9 agosto 1918, partirono undici apparecchi per il Volo su Vienna.
Il 7 settembre 1918 il comando passa a Natale Palli ed il 24 e il 31 bombardano Fortezza (Italia). Il 14 settembre 7 SVA bombardano i depositi di Osoppo ed il 17 la stazione di Casarsa della Delizia. Al 4 novembre 1918 la squadriglia disponeva di 8 piloti per 14 SVA; la squadriglia compì in totale 159 voli durante la prima guerra mondiale, incluso il celebre volo su Vienna al comando del maggiore D’Annunzio.
GLI AEREI:

GLI AEREI:

Progettato dagli Ingegneri Umberto Savoja e Rodolfo Verduzio e costruito dalla Società Ansaldo, lo S.V.A. 5 (SAVOJA, VERDUZIO, ANSALDO) è stato il monomotore italiano di maggior prestigio della 1° Guerra Mondiale ed il protagonista di eccezionali imprese aviatorie nel dopoguerra. Concepito come aereo da caccia, al collaudo si rivela velocissimo e robusto, ma poco maneggevole, viene quindi destinato alla ricognizione a grande raggio entrando in linea nel febbraio 1918. Tra le missioni più importanti quella compiuta il 21 maggio 1918 da Antonio Locatelli e Francesco Ferrarin con doppio sorvolo delle Alpi per fotografare gli stabilimenti tedeschi dei dirigibili Zeppelin di Friedrichshafen. L’impresa memorabile è invece il Volo su Vienna del 9 agosto 1918. Partiti dal campo di San Pelagio undici aerei S.V.A. 5, dotati di un serbatoio supplementare, affrontano un volo di circa mille chilometri, di cui ottocento su territorio nemico, per lanciare sulla popolazione austriaca non bombe, ma manifestini tricolori con un messaggio del poeta. Nemmeno un anno dopo la fine del conflitto Antonio Locatelli sullo S.V.A. 5 compie il primo collegamento aereo tra Atlantico e Pacifico in Sud America e ritorno, dall’Argentina al Cile attraversando due volte le Ande a 7.000 metri di quota.

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